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Inaugurazione 6 Dicembre 2010

MARMI ERRANTI

I marmi di Iasos presso i Musei Archeologici di Istanbul

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Le ragioni di una mostra

Nel 1887 e negli anni immediatamente successivi giunsero ai Musei Archeologici di Istanbul, di cui si stava costruendo la sede attuale, alcuni materiali provenienti da Iasos, un’antica città sulla costa della Caria, fra Bodrum, Milas e Kusadasi. L’impegno di un anonimo ufficiale di marina, che là li aveva accolti, e l’attenzione dell’allora direttore dei Musei Osman Hamdi Bey li sottrassero all’iniziale progetto dell’amministrazione ottomana, che avrebbe utilizzato le pietre di Iasos per costruire il molo di Bebek.

Questi reperti sono ora l’oggetto di una mostra, frutto della collaborazione tra la Missione Archeologica Italiana di iasos, che nel 2010 celebra i cinquanta anni d’attività, e i Musei di Istanbul.

Con essa si vuole valorizzare un considerevole patrimonio culturale, collocato nell’affascinante scenario dello storico giardino dei Musei.

I monumenti di Iasos lo punteggiano, anzi, ne articolano lo spazio; sono di Iasos tutte le basi di statua poste in corrispondenza delle paraste sulla facciata e i limiti del giardino sono segnati da altre basi e da tamburi di colonna, pure provenienti dalla città. La mostra si sofferma su alcuni oggetti più significativi, varie iscrizioni, due statue femminili e un grande sarcofago a ghirlande, che illustrano la storia della città fra il IV secolo a.C. e il III secolo d. C.

Fra essi se ne segnala uno, che per le vidende del suo studio riassume il senso della mostra. Nel 2005 si scopriva a Iasos un blocco appartenente a un grande monumento per i re di Caria, tra i quali si annovera anche il celebre Mausoleo. Nel 2008 alcuni membri dell’équipe di Iasos al lavoro ai Musei di Istanbul riconobbero che una base ivi conservata (nr. 1 della mostra), fino ad allora considerata di provenienza sconosciuta, faceva in origine parte dello stesso monumento.

Lo scavo e le pietre erranti si riunivano. E un manufatto di straordinaria importanza, sottratto alla distruzione oltre un secolo fa, è ora restituito a una più completa comprensione storica.

 

WANDERING MARBLES. Marbles of Iasos at the Istanbul archeological museums

Reasons for an exhibition

In 1887 the Archaeological Museum of Istanbul, whose current premises were then being built, received some materials from Iasos, an ancient city on the coast of Caria, between Bodrum, Milas and Kuşadası. The commitment of an anonymous naval official, who had collected them, and the attention of the then director of the Museum, Osman Hamdi Bey, had saved them from the original plan of the Ottoman administration, which was using the stones from Iasos to build the jetty at Bebek.

These finds are now the subject of a small exhibition, the result of collaboration between the Italian Archaeological Mission at Iasos, in 2010 celebrating fifty years of activity, and the Archaeological Museum of Istanbul, this year’s European Capital of Culture. The exhibition aims to promote an important cultural legacy, in the charming setting of the Museum’s historic garden. The monuments from Iasos are dotted around it, structuring the space: Iasos is the origin of all the statue bases that correspond to the pilasters on the façade, and the edges of the garden are marked by other bases and column drums from the city. The exhibition dwells on a few more important objects – various inscriptions, two female statues and a large garlanded sarcophagus – that illustrate the history of the city from the 4th century BC to the 3rd century AD.

One of these objects is noted here, because the twists and turns of its study capture the message of the exhibition. In 2005 at Iasos a block was discovered that was part of a large monument to the kings and queens of Caria, including the famous Mausolus. In 2008 some members of the Iasos team working at the Museum realised that one of the bases preserved here (no. 1 in the exhibition), which was previously regarded as of unknown provenance, had originally been part of the same monument. The excavation and the wandering stones had met up again. It is an object of extraordinary importance, saved from destruction over a century ago, and now restored to a more complete historical understanding.

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