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Ai lavori, che si sono svolti da primi d’agosto ai primi di settembre, ha preso parte un folto gruppo d’archeologi (di alcune Soprintendenze e dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri), architetti (Facoltà di Architettura di Roma La Sapienza), storici (università di Perugia), studenti e liberi professionisti.

I saggi aperti a ridosso delle mura urbane, negli ambienti retrostanti alla stoa occidentale dell’agora, tra l’attuale ingresso della piazza e il dipylon, sono stati molto proficui poiché hanno fornito nuovi elementi per la datazione della cinta difensiva (costruita nella prima metà del IV sec. a.C.) e per la comprensione dello sviluppo sia delle mura sia dell’agora.

Nel tratto indicato, ad esempio, le mura erano affiancate da una rampa che conduceva al camminamento di ronda. Quando si rese necessario aprire una postierla, la rampa fu tagliata e, raddoppiata, ebbe accesso da nord invece che da sud.  Il terreno antistante alla postierla, funzionale alle mura, rimase libero da costruzioni e i materiali risalenti all’età di Augusto che vi sono stati ritrovati sopra attestano che l’agorà fu ampliata verso ovest, così come oggi la conosciamo, dopo tale periodo.

Il saggio corrispondente al lato interno meridionale del dipylon, invece, ne ha raggiunto le fondazioni. Gli strati inferiori, con frammenti di ceramica attica a v.n., di laterizi, di una statuetta e di anfore appartenenti  alla prima metà del IV sec. a.C., sembrano confermare che Iasos venne dotata di mura nell’età di Mausollos.

Nuove ricerche sono state avviate poi nel cd. “castello dell’istmo”, costruito sopra un angolo dell’agora, il braccio settentrionale del dipylon e probabilmente un tratto delle mura d’epoca imperiale. Trattasi di uno dei complessi più “misteriosi” della città, risalente (forse) all’età medio-bizantina, nel quale il forte interramento ha conservato pressoché intatti disparati edifici.Vi sono cisterne con volte a botte in corrispondenza del punto d’arrivo dell’acquedotto, un’estesa costruzione probabilmente termale, altri edifici che si allineano lungo direttrici viarie una delle quali metteva in comunicazione la porta urbica con l’agorà, etc.

Rilevamenti ed analisi strutturali hanno consentito di tracciare una prima e parziale pianta, comprensiva dell’agora e della contigua area denominata “di Artemis Astias” (l’antica divinità venerata a Iasos in un importante santuario).

I lavori di conservazione e restauro si sono concentrati sulla “casa dei mosaici “ (con rifacimento della copertura)  e nel museo del Balik Pazari (con consolidamento e pulizia di tutte le opere e istallazione di un sistema anti-intrusione).

Studi e documentazioni (schedatura, disegni, fotografie, rilievi, etc. di materiali e strutture) hanno inoltre impegnato gran parte dei partecipanti alla missione in vista di pubblicazioni e lavori specifici.

 

 

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